“Abolito canone Rai. Da domani gratis tutti i quotidiani in edicola.”

Questo il titolo che, come un movimento tellurico, ha smottato la mia assonnata attenzione mattutina per le cose del mondo.

Non che io abbia mai pagato il canone Rai, sia chiaro, ne' che ne ritenga il pagamento una cosa eticamente corretta e dovuta (direi anzi… anche se…), ma coverrete con me che tale notizia, in Italia, scandita con tre laconiche parole, ottenga una fetta di media curiosita' istantanea.  E devo dire che io, come peraltro un piccolo capannello di persone nel frattempo affollatesi intorno alla palina dei quotidiani, dalla cosa mi sia fatto suggestionare parecchio e abbia provveduto subito a procurarmi una copia del quotidiano.

Si chiama "City" ("of gods", in piccolo, poco sotto) e a una prima occhiata risulta essere il classico quotidiano freepress (cioe' quelli gratuiti che ti consegnano in stazione o ai rondo'), piccolo, poche pagine, articoli flash, molta pubblicita'.

Comincio a leggere e mi rendo presto conto che c'e' qualcosa di strano: prima di tutto sapevo dello sciopero di tre giorni dei giornalisti della carta stampata, ma si sa, con editori carogne e poveri giornalisti freelance inconsapevolmente (ma anche un po' colpevolmente…) al lavoro, tutto e' possibile; poi noto che sulla sinistra  della pagina c'e' questa piccola foto di un Montezemolo raggiante e a pugno chiuso.

Davvero, faccio fatica a farmi tornare i conti.

Sfoglio e mi trovo articoli sulla condizione precaria dei giornalisti, interviste a uno Zeffirelli particolarmente attento alla condizione lavoratori dei 1000 operai a sua disposizione, strane previsioni del tempo con strani simboli al posto dei consueti nuvolettasole, strane pubblicita' di societa' di prestito con testimonial d'eccezione (Claudio Lippi) e titoli quantomeno coraggiosi ("Sei sfigato? Cerchi un prestito?").

Continuo a leggere ed ecco finalmente svelato parte dell'arcano: una bella pubblicita' di un punto S.Precario in fondo alla pagina!

"Il santo e' intervenuto e ha fatto il miracolo!", penso.

Torno a casa, vado su Technorati e cerco chi ha detto qualcosa su "city of gods", et voila':  il blog di blanquita mi fornisce risposte e ulteriori colegamenti.

Giusto per ridondare un po' la cosa, copioincollo anche io il testo.

Buona lettura e complimenti per la pensata!

 ****

Tratto da [ Intelligence precaria

City of gods, una voce della cospirazione precaria

No, non è subvertising (se non siete giornalisti potete passare alla riga sotto). O almeno, non solo.

Cosa avete in mano, o sul vostro schermo

City of gods – il primo free & free press (ovvero libero e gratuito) – è stato distribuito in 50.000 copie nelle città di Milano. E' la parola delle precarie e dei precari dell'informazione che si rivolge alle precarie e ai precari in generale.
I media non sono più un prodotto che vende informazioni al pubblico (troverete stime e dati all'interno di City of gods) ): sono lo spazio dell'inserzionista attraverso il quale l'editore vende i propri lettori, voi. E' un servizio che tra l'altro pagate pure 90 centesimi, 1 euro, 1 euro e 10. Più soldi hanno i lettori, più gli editori si arricchiscono dalla vendita degli spazi pubblicitari.
All'interno di questo meccanismo ci sono i giornalisti, precari, free lance, senza contratto, a cottimo, a pezzo, a parola, a riga, a comete millenarie e casi del destino. Precari e precarie sottoposti al ricatto dei precarizzatori, della manchette, della pagina di pubblicità all'ultimo momento, del “non
spingere troppo su questi che sono i nostri inserzionisti”, della creazione di quel complesso meccanismo di informazione, disinformazione che vi fa credere che se la vostra vita
è una merda, non potete farci un granché.
Per questo City of God è free & free: gratis, ma soprattutto libero, nelle parole, nell'irriverenza, nelle critiche, nello stile precario.
Per questo, in occasione dello sciopero dei giornalisti, che incredibilmente, ma non certo
casualmente, visto il contesto, da due anni aspettano che gli editori si siedano al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro precari e precari dell'informazione e non, hanno deciso di uscire con City of Gods: la stagione della cospirazione precaria è iniziata.

E ancora una volta i precari hanno preso la parola, attivandosi cospirando e creando relazioni e complicità che permettono di stampare, distribuire 50 mila copie di City of Gods (e scriverne il contenuto che per una volta, non ti precarizza, ma ti informa).

Al principio
"Al principio" fu la parola, poi venne il racconto ed infine l’informazione. A questo punto la storia presenta una sorpresa, o quasi: il diritto all’informazione si trasforma immediatamente nella disinformazione compensatrice delle vostre sfighe quotidiane, affinché esse siano “inevitabili”, “oggettive”, “certe”, “inattaccabili”.
Insieme, informazione + disinformazione, diventano propaganda, che trova nei media di massa il naturale alleato e nel brand la sua punta di diamante. Nella costruzione del brand, intimamente connesso alle informazioni che leggete ogni giorno sui giornali o sentite in radio e televisione,
è celato un meccanismo più complesso di quello che potrebbe sembrare.
Nel brand si determina la strutturazione di un potente retro_informatore che agisce anticipando l’informazione, creando quel bacino comporta/mentale all’interno del quale l’informazione stessa, e il suo contrario, si collocano. E’ un processo comunicazionale superiore alla propaganda. La rende, alternativamente, compatibile o inutile. In ciò tutta la difficoltà del presente. Ma anche il terreno
su cui agire.

L'intelligence precaria
Se vi siete persi il numero odierno di City of Gods lo troverete sul sito dell’intelligence precaria, che si attiva proprio da oggi in intima e sinergica collaborazione con i giornalisti e le giornaliste precari e precarie. L’intelligence è patrimonio comune dei precari e non solo del giornalismo. In esso confluiranno le mille sfaccettature dell’oppressione dei precarizzatori e dei contropiedi precari.
Ma che cosa rappresenta questo sito?
Immaginate un sito che non è un semplicemente tale, ma piuttosto un luogo che fa circolare informazione, non per informare, bensì per formare quel bacino di notizie da cui si estrarrà il bazar della creazione di conflitto. E che contiene anche i prodotti di queste creazioni e gli strumenti che le hanno consentite. Un sito crudele e spietato, scorretto verso le imprese, le istituzioni sociali, le merci ad alto contenuto ideologico e tutti i loro gli adepti: fazioso ma mai frazioso. Un sito che ha la classe del purosangue, la ricchezza del meticcio; che non esercita fashionismo e brigantaggio culturale, che vive da sé, con quello che fa e per quello che dà. Pone questioni di stile, perché lo stile è importante, e chiede, just in time, relazioni e complicità.

City of gods, una voce della cospirazione precaria

 

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